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La Libertà

“Io la penso in questo modo ed ognuno è libero di pensarla come vuole”
Cosa hanno in comune le parole di questa domanda e andare sullo scooter senza casco?
Teoricamente nulla.
In pratica, invece, è successo che lo sguardo incassato da Lino dopo averle pronunciate è lo stesso che incassò da suo padre quando fu incocciato sul motorino senza casco.
Uno sguardo che non c’entra nulla con gli schiaffi, che tra l’altro Lino non ha mai preso da suo padre.
Uno sguardo che va oltre il rimprovero.
Lo sguardo fu seguito da un silenzio che significava “Non deve succedere mai più”.
Lino adesso il casco se lo mette non solo quando deve guidare lo scooter, ma anche quando lo pensa.
Mezza parola.
Questa volta, dopo il silenzio, arrivò un discorsetto.
“Nei bar, c’è stato un tempo in cui ci si metteva in piedi e si brindava se usciva il discorso. Nelle case, c’è stato un tempo in cui si smetteva di fare ogni cosa e si fermavano pure gli orologi, se qualcuno la nominava.
Nelle strade, c’è stato un tempo in cui la folla si divideva. Metà da una parte e metà dalla parte opposta, per farla passare.
C’è stato un tempo in cui la Libertà era qualcosa di Importante.
Io ho paura che ci si abitui alla Libertà, dimenticandone il significato.
Non dobbiamo darla per scontata.
Dobbiamo difenderla e conquistarla.
La Libertà deve restare qualcosa di Importante.
Non conta dove e quando.
Deve restare importante ovunque: per strada, in casa, a scuola e in chiesa.
A tutte le ore.
Poco cambia se davanti o dietro la tastiera di un computer, fuori o dentro Facebook.
La Libertà conta quanto l’aria e quanto il sangue e quanto le gambe.
La Libertà non è poter scrivere “Ora vediamo quando muori”.

Lino a quel punto capì.
E si mise il casco.

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