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Storie di Natale 01

Storie di Natale 01.

La mano di Mimmo aveva aspettato quasi dodici mesi.
Era sudata al punto giusto, emozionata quanto basta e impaziente come si deve.
Una mano che ferma non ci sa stare, la destra.
E neanche la sinistra a dire la verità.
Perché Mimmo non è uno che sta con le mani in mano, durante l’anno.
Figuriamoci la vigilia di Natale.
Mimmo è l’addetto alla tombola.
Ci pensa lui.
Conta le schede, le distribuisce sul tavolo, controlla le finestrelle che non scendono per bene e le ripara, conta i bussolotti e se ci sono tutti e 90, li travasa dentro al sacchetto.
“Siamo pronti?” urla Mimmo.
“Pronti” si risponde.
Visto che in casa è da solo.
La prima chiamata della prima tombola della stagione non è una chiamata qualsiasi.
È la CHIAMATA con tutte le lettere maiuscole e non soltanto la prima lettera perché tra lettere, a quanto pare, c’è solidarietà e dicono che dobbiamo smetterla di usare il maiuscolo solo sulla prima lettera, che si tratta di un inutile tentativo di noi umani di mettere zizzania tra loro.
Il momento è sacro.
Mimmo lancia in alto la sua mano destra.
Piega ripetutamente le dita come a voler fare un veloce check del funzionamento di tutte le articolazioni che lavorano all’attività dell’arto.
“Pronti?” urla nuovamente.
“Pronti” torna a rispondersi.
Mimmo è ancora con la mano destra verso il cielo.
Pare la Statua della Libertà.
Un istante ancora e la mano, all’improvviso, precipita verso il basso puntando al centro esatto dell’ingresso del sacchetto.
Le dita, organizzate in un pugno, si preparano all’impatto coi numeri.
È emozionata la mano, figuriamoci le dita.
Il pugno corre dentro al sacchetto.
Sembra un treno dell’Alta Velocità.
Tre centimetri all’impatto. Due centimetri. Un centimetro.
Le dita si aprono.
Sono pronte ad afferrare il primo numero della prima Tombola della prima stagione.
“Cooooosa?” si dispera Mimmo.
“Sono spariti i numeri. Dove sono i numeri?!” si chiede Mimmo con la faccia dentro al sacchetto.

“Siamo qui”.
E sono per davvero tutti lì. Dall’1 al 90, tutti seduti allo stesso tavolo di Mimmo.
“Siamo qui e non siamo lì, dentro al sacchetto, perché è in corso una protesta” spiega il portavoce dei numeri, il numero 90. Sembra spaventato.
Ed è effettivamente lo è. Perché è il numero 90.
“Dovete smetterla di odiarci. Noi siamo i numeri. Gente nobile. Siamo stanchi di sopportare quello che sta succedendo negli ultimi mesi”
Mimmo un po’ non ci crede.
Poi si da uno schiaffo, si rende conto che non è un sogno e quindi torna a crederci.
“Sempre più spesso, ogni giorno, migliaia di persone, anzi decine di migliaia di persone, di punto in bianco se ne escono con la frase “e basta con sti numeri!!”, come se la colpa di tutto sto ambaradan fosse nostra. Quest’anno niente tombola. Noi incrociamo le braccia.”

La mano destra di Mimmo tornò a cercare dentro la sacchetto della tombola ma non trovò nessuno. Allora cominciò a cercare tra le parole che aveva in tasca e riuscì semplicemente a pronunciare: “io vi chiedo scusa”.

I numeri, gente nobile, apprezzarono la sincerità di quelle scuse si tirarono in piedi e, evitando qualsiasi forma di assembramento, si misero in fila.
Ad uno ad uno tornarono tutti dentro il sacchetto.
L’ultimo ad entrare fu il 90.
Prima di precipitare dentro il sacchetto diede un ultimo sguardo a Mimmo: “Adesso tocca a te”.

Mimmo non se lo lasciò ripetere due volte.
“OTTANTACINQUEEEEEEEEE” urlò.
“Ce l’ho” si rispose, quasi in silenzio.

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