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La zanzara che muta non seppe stare

Oggi vi voglio raccontare la storia della zanzara, che muta non seppe stare e lo stesso cent’anni riuscì a campare.
La storia che trovate in tutti i giornali di oggi per intenderci

Puntuale, secondo previsioni, arrivò il momento di uscire.
Lo sforzo per spaccare l’uovo intanto era stato più importante del previsto ma niente ci fa, sono cose che succedono e nessuno ci colpa.
Ciò che contava a quel punto, dopo la faticata, sarebbero state le coccole e l’abbraccio della madre.
O quanto meno lei si era fatto questo film in testa: appena nasco mi riempiranno di amore.
Ed effettivamente era per amore che la madre, appena la vide sbucare dall’uovo, l’afferrò le aprì la bocca e tentò di staccarle la lingua.
“Sei pazza?” le ronzò la piccola zanzara. “Dovresti stingermi e abbracciarmi” poi prosegui ronzando.
Dalla madre nessuna risposta, se non un tentativo ancora più energico di metterle la mano in bocca.
La piccola zanzara, a questo giro riuscì a divincolarsi.
“È questo il mondo fuori dall’uovo?” si chiese. “Persino di mia madre devo avere paura?”.
La Zanzara adulta non avrebbe mai voluto spaventare la piccola. Sapeva però che quel gesto violento le avrebbe, forse, permesso di vivere qualche ora in più.
Senza proferire una parola, senza emettere il minimo ronzio, soltanto con la forza dello sguardo provò a spiegarle tutto quello che stava succedendo: “Mia piccola zanzara, non pensare male. Anche io come prima cosa avrei voluto stringerti. Ma avresti ronzato, per la felicità. E ogni volta che ronziamo rischiamo il colpo della Ciabatta”
Cosa voleva dire quel discorso? Dove voleva andare a parare? si chiedeva intanto la Zanzara appena nata, che ormai, era già adulta visto che erano passati quasi cinque minuti.
“Quello che voglio dirti è che muta devi diventare se un po’ più tranquilla vuoi volare, quindi vieni qua che ti stacco la lingua” finì di spiegare la madre alla figlia parlandole con gli occhi.
“Non se ne parla proprio” urlò, ronzando fortissimo, la figlia. “Io me ne vado” e neanche il tempo di spiccare il volo che uno zoccolo, di quelli in legno fine anni 70 – primi anni 80, la sfiorò lisciandola per un pelo.
Tutte le zanzare del giardino la diedero per spacciata.
Una zanzara che non rinuncia al ronzio viene mediamente “scafazzata” entro una decina di punture.
Nessuno poteva immaginare, invece, che la Storia della Zanzara che muta non seppe stare, stava per cominciare.
Come prima cosa lavorò sul rumore, sul ronzio e fece di tutto per trasformarlo in un suono gradevole. Rilassante.
Poi fu il turno dei contenuti e su quello che avrebbe potuto raccontare attraverso un suono così dolce.
Nel giro di poche ore diventò la Zanzara capace di avvicinarsi ai polpacci, alle spalle, ai ditini dei piedi e alle orecchie senza dar alcun fastidio e capace, addirittura, di regalare una piacevole sensazione di benessere.
La gente, in mutande sui divani, si tirò in piedi e cominciò a cercarla.
Tutta la città scese per strada, praticamente nuda, con la speranza di prendere un appuntamento con la famosa Zanzara.
Qualcuno dice, ma io non ci credo tanto, di averla vista lavorare in una trattoria dove ogni notte, a fine turno, viene ricompensata con una bistecca cucinata (rigorosamente al Sangue) da un famoso Chef col quale ci sia del feeling.
Nel giardino in cui è nata invece non si fa altro che parlare di lei.
O meglio, tutti vorrebbero parlare e dire la propria, ma nessuno ci riesce visto che son tutti muti.

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