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L’abbronzatura arrrrringo.

“Ragazzo fermati un minuto che mi devi dire una cosa!”
L’ inghippo, purtroppo, sta nella nostra mente.
In particolare, sta nel fatto che se qualcuno ti ferma per strada, pensiamo immediatamente ad una fregatura.
E infatti me ne sono uscito con “No guardi vado di fretta”.
“E non ti vergogni a dire ancora bugie alla tua età?!”.
Fottuto in pieno. Quindi è meglio che sto zitto e lascio parlare lui.
“Cosa pensi? Che voglio venderti pentole?”
Che figura di merda che ho appena fatto. Magari il signore che ho davanti vuole sapere qualcosa di importante, forse ha bisogno di aiuto e io subito ho pensato alla truffa.
“Di cosa hai paura? Che ti chiedo la bolletta della luce per proporti una nuova tariffa oraria più conveniente?”
Poverino. Mi sa che tormentano pure lui.
“Chiedo scusa” sono le uniche parole che riesco a pronunciare.
“Perdonato” risponde immediatamente e poi prosegue “Credo di aver perso le estati di quando ero ragazzino. Sono scappate dalla mia testa. Non me le ricordo più. Me la dici la prima cosa che ti viene in mente delle estati di quando eri bambino?”
“Chi, io?” domando.
Lui resta zitto e il silenzio è così forte che a questo punto lo capisco: sta chiedendo a me. Persino il tram che in quel momento ci passa accanto pare sfrecciare sopra la bambagia. Non ho più scampo: devo rispondere.
“L’ abbronzatura a ringo” dico io senza pensarci troppo e subito dopo aver pronunciato quelle parole mi rendo conto di quanto mi siano uscite con la cadenza palermitana.
Infatti credo di aver detto “l’abbronzatura arrrrringo”.
Due premesse.
La prima: da ragazzini l’estate è un lavoro. Si gioca per strada dalle 9 alle 13, poi pausa sino alle 15 ( e quelle due ore pare che non passano mai) e poi si riattacca a giocare dalle 15 alle 20. Poi doccia di quelle serie. Altro che sanificazione.
La seconda: da ragazzini l’estate ha una divisa. Pantaloncino, magliettina e scarpe aperte.
Queste due premesse, unite ai raggi UV della stagione estiva danno origine all’ “abbronzatura arrrrringo”: testa, collo, avambracci, mani, gambe e piedi neri. Torace, spalle, cosce e culo bianchi.
Quest’alternanza cromatica così netta e contrastata ricorda i biscotti Ringo, quelli della Pavesi: un biscotto alla vaniglia e un biscotto al cacao.
L’ abbronzatura a ringo, quella vera, ti lascia i segni sino all’estate dopo e così, durante l’inverno, ogni volta che ti fai la doccia, pensi all’estate e sorridi.
L’ abbronzatura a ringo non va via.
“Ha capito l’abbronzatura a ringo?” chiedo io a questo punto.
“Ho la stampella, mica sono scemo. Certo che ho capito” mi fa l’anziano di fronte ai miei occhi.
“Guardi qua” concludo orgoglioso scostando un po’ la maglia dal collo.
“Sarà un inverno di docce sorridenti” mi fa lui.

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