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Niente segreti qui dentro

La palazzina vicino al fiume ha tante finestre e pochissime porte.
Chi aveva comprato quel terreno infatti non sopportava i segreti e odiava tutto ciò che ne potesse facilitarne la formazione e lo sviluppo: “Come le porte appunto, che se le chiudi vuol dire che hai qualcosa da nascondere. In questa casa non deve esserci niente di nascosto, via tutte le porte e i muri inutili per favore”.
L’ agente immobiliare non la pensava allo stesso modo e sapeva bene che una palazzina senza muri interni e senza porte sarebbe stata impossibile da piazzare sul mercato ma il proprietario non voleva saperne di cambiare idea.
“Niente porte, niente porte per favore”.
“Ma almeno la porta di ingresso mettiamola, giusto per evitare l’intrusione di malintenzionati”
“Sono le porte che ci rendono malintenzionati, si fidi di me”.
L’ agente immobiliare si fidò e si fidarono pure il direttore dei lavori e tutti gli operai che arrivati al cantiere non sapevano dove mettere le mani e si guardavano l’un l’altro come a dire “come si fa una palazzina senza porte e senza muri divisori?”.
La betoniera nel frattempo aveva iniziato a sputare il cemento e quindi non era proprio il momento ideale per farsi delle domande. Quando la betoniera chiama, l’unica cosa da fare è impugnare le pale e cominciare a stendere il cemento prima che si asciughi.
“Lei è sicuro che la vuole lasciata senza porte questa palazzina?” gli chiese il costruttore a lavori finiti, proprio un attimo prima di togliere il cartello “lavori in corso” e con tutti gli operai che ormai avevano fatto la doccia e mai e poi mai si sarebbero rimessi a lavoro.
“Guardi quanto è bella senza porte!” sospirò il proprietario soddisfatto.
“Bene, allora visto che i lavori son finiti io vado, qui ci sono le chiavi, anzi no, niente chiavi… dato che porte appunto… arrivederci.”
Sta storia risale ai tempi in cui il Naviglio Pavese era ancora un via vai di barche che andavano e venivano dalla città.
Nessuno sapeva a chi appartenesse quella palazzina che a prima vista sembrava abbandonata e che invece, al suo interno, era tenuta bene come un bijou.
“Qui dentro niente è nascosto” si legge sul muro principale della struttura e forse è proprio questo il motivo per il quale i viandanti, anche i più timidi, cominciavano a sostare presso la palazzina senza porte: nelle notti invernali quando il naviglio si gelava e le barche non riuscivano a proseguire il loro viaggio e nelle torride giornate estive quando faceva così caldo che anche le cicale cercavano riparo dentro la casa con tante finestre e nessuna porta.
Chiunque entrava all’interno della struttura si sentiva a proprio agio e, inspiegabilmente, più libero dentro quello spazio dove i segreti non esistevano.
Il proprietario, che mai si faceva vedere, era felice e orgoglioso del luogo che aveva creato.
Peccato però che le barche non riuscivano a tenere il passo di un tempo che andava sempre più veloce e che soltanto le auto, i camion e le corriere riuscivano ad inseguire sulla strada appena costruita al fianco del naviglio.
Comoda, per carità, ma quando vai troppo veloce rischi di non accorgerti di un luogo che è ormai rimasto speciale soltanto nella mente di chi ci lavorava su quelle barche e nel racconto del Signor Marcantonio, che io mica me lo aspettavo che mi spuntava alle spalle appena mi fermavo a fare la foto.
“Lì dentro niente segreti” mi fa lui.
“Come scusi?” dico io, che avevo pedalato 20km e volevo la scusa per sentirmi stordito.
“Adesso c’hanno messo le porte e sono arrivati i malintenzionati. Io senza porte l’avevo pensata. Lo sai quanto era bella. Tutti si sentivano liberi di entrare e uscire quando volevano, tranne i segreti. Quelli restavano fuori. E tu lo sai quanto è bella la vita senza i segreti?”
“Però un po’ di mistero è bello” dico io.
“Ma il mistero è un’altra cosa. Prendi questa storia ad esempio”.

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