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Il Signor Bonocore, il lettino e il lettone

Ogni volta che il discorso veniva fuori era subito un “Andate all’ikea”.
Anna e Marco ci provavano in tutti i modi a spiegare che neanche all’ikea avrebbero risolto per il momento ma, in qualsiasi maniera tentassero di arrivare alla fine della loro spiegazione, trovavano sempre qualcuno più veloce di loro pronto ad interromperli “Ascoltate me, andate da Ikea.”
Anna e Marco ascoltavano.
Erano tutti gli altri a non farlo.
La verità è che neppure con una promozione degna di un Black Friday avrebbero potuto acquistare un lettone in questo periodo.
A furia di sentirselo ripetere però, un po’ di curiosità gli è venuta.
“Domenica andiamo all’Ikea” ha annunciato Marco.
“Evviva” hanno esultato Anna e Gaetano che intanto ha da poco compiuto sei anni ed è anche un po’ per questo che il lettino comincia a farsi stretto per tutti e tre.
Perché il lettino era quello di Marco, poi è arrivata Anna e sei anni fa è arrivato pure Gaetano.
Il lettino è rimasto sempre quello di Marco.
“Giusto per saperne parlare, per fare una passeggiata” ha poi aggiunto Anna. “Con la navetta però” ha infine chiuso il discorso Marco.
Che la loro panda, per il momento, ha un problema come dire… di polizza scaduta: “Andate all’Ikea” continuava a ripetere qualcuno dei loro amici che intanto si era incantato. Come se all’Ikea vendessero pure polizze per auto.

“Questa pensilina ha lo stesso diametro di una pertica regolamentare” ha immediatamente fatto notare Gaetano, al resto della famiglia, non appena giunti alla fermata della navetta.
È felice Gaetano.
Nel suo corpo c’è più adrenalina che ossigeno.
È più eccitato di un diciottenne pronto a partire per sei mesi d’Erasmus, più di un’ astronauta in procinto di volare per la sua prima missione aerospaziale.
La navetta (quella di Ikea, mica quella spaziale) arriva alla fermata con ben due minuti di anticipo.
Poca roba rispetto ai quindici con cui sono arrivati Anna, Marco e Gaetano.
La navetta è facile riconoscerla perché è dello stesso colore della pensilina.
Marco, anche lui un po’ emozionato adesso, alza la mano e fa un cenno all’autista di fermarsi, come si faceva un tempo con le corriere che dalle città portavano verso i paesi dell’interno.
Nel preciso istante in cui pullman si ferma, la bussola anteriore fa uno sbuffo e con un lento movimento idraulico si sposta verso sinistra. I tre saltano a bordo, salutano l’autista, ma lo fanno con la testa, in silenzio, come a dire “Noi le vorremmo dire buongiorno ma lo sappiamo che non si può parlare al conducente. In ogni caso ci teniamo a salutarla”.
Corrono ad occupare i posti liberi che sono praticamente tutti, a parte uno in seconda fila occupato da una ragazza che ascolta musica con gli auricolari, e tiene la testa poggiata sul finestrino così tremolante che pare vibrare un po’ anche lei. Ha tutta l’aria di essere una ragazza che lavora da ikea. Ma oltre ad averne l’aria, ha pure la camicetta ikea e la targhetta ikea con scritto nome e e reparto d’appartenenza. Si chiama Francesca e lavora in cucina. Cioè nel reparto cucine, mica è uno chef.
La navetta si muove finalmente e per Anna, Marco e Gaetano è proprio una gita.
Certo, una gita lunga poco più di sette kilometri ma certe emozioni non badano ai numeri e se ne fregano se i kilometri del viaggio sono cinque o cinquecento.
Si parte.
Un viale, due semafori, un altro viale ancora, un pezzetto di tangenziale e l’Ikea è già lì.
È Marco a scoprirla per primo, come il marinaio di un equipaggio di una nave arrampicato sull’albero più alto, che per primo vede la terra dopo una traversata lunga mesi: TERRAAA, anzi IKEAAAAA!
La riconosce perché è dello stesso blu della navetta e della pensilina dal diametro identico a quello di una pertica regolamentare.
Il pullman fa il suo arrivo trionfale nel parcheggio dell’Ikea.
Anna, Marco e Gaetano sono già in piedi lungo lo stretto corridoio che separa i sedili del pullman ma l’autista deve ancora completare le manovre di parcheggio che alla fine dureranno più del viaggio.
“Arrivati, potete scendere” scandisce l’uomo alla guida impugnando il microfono del pullman.
Si muove tutto lì fuori.
Le auto che arrivavano e quelle che vanno via piene di persone e mobili da montare. Le persone in realtà sono già montate.
La folla che entra felice e con grandi aspettative e quella che esce con qualche aspettativa in meno e un paio di confusioni in più.
Sì muovono gli alberelli, piantati da non troppi anni, a cui basta un filo di vento per scuotersi, e si muovono gli aerei nel cielo.
Si muove tutto tranne Anna, Marco e Gaetano.
“Giusto per saperne parlare. Giusto per fare una passeggiata” ribadisce questa volta Marco come a dire “Niente ci fa, se siamo venuti fin qui per nulla”.
Si muove ogni cosa tranne Anna, Marco, Gaetano e il Signor Bonocore.
Ora, tutto si può dire del Signor Bonocore tranne che nella sua vita non sia stato uno capace di adattarsi alle situazioni.
Anzi.
Bonocore è uno che dove lo metti sta.
È magro come quegli alberelli del parcheggio ma a differenza delle piante lui non si lascia scuotere. È lì, immobile, e tiene in mano un cartello con scritto “Scambio lettone per lettino”.
Sta talmente fermo che soltanto se stai fermo come lui puoi accorgerti della sua presenza ed infatti Anna, Marco e Gaetano se ne accorgono immediatamente.
“Madonna Santa, cosavuole questo adesso?!?” bisbiglia Anna, stringendo la mano del figlio come a volerlo proteggere da un rapimento imminente.
“È un pazzo!” sentenzia Marco.
“Forse abbiamo trovato la soluzione!” esulta invece Gaetano dimostrando di essere il più lucido dei tre, grazie a quel brutto vizio che hanno i bambini: fidarsi degli altri.
“Chiedigli dove sta la fregatura” incalza quindi Anna che resta scettica ma un po’ meno rispetto a qualche secondo prima.
“Magari gli avanza un lettone” comincia invece a crederci Marco.
“Quanti soldi abbiamo qui per il lettone?” chiede Anna.
“Niente” confessa Marco mortificandosi un po’.
“E quanto costerà chiedergli di che si tratta?”
“Niente” risponde adesso il ragazzo
“E allora chiedigli” risponde Anna incitando suo marito con una mezza gomitata.
“Scusate se vi interrompo” interviene a questo punto l’anziano col cartello in mano. “Mi permetto di intervenire nella vostra discussione soltanto perché io ne rappresento l’oggetto”.
“Noi abbiamo bisogno di un lettone ma non abbiamo neanche un euro per comprarlo” confessa urlando il piccolo Gaetano.
Altro brutto vizio dei bimbi: dicono le cose come stanno senza girarci troppo intorno.
Il Signor Bonocore comincia quindi a dare spiegazione della sua “iniziativa”.
Bonocore parte dal fatto che lui si è sempre saputo adattare: al vecchio, al nuovo, al noto e all’incognito, al poco e al superfluo, alla puntualità e ai ritardi. A tutto.
Poi c’è stato il “Fattaccio Brutto” (così lo chiama l’anziano) e non è stato facile prendere confidenza con la solitudine dopo cinquantacinque anni di compagnia.
I tre, nel frattempo, sono sempre di fronte a lui, lo ascoltano ma non hanno ancora deciso se credergli o meno.
“Io sembro debole, voi mi vedete magro, ma io sono forte” e continua a raccontare che piano piano, nel giro di qualche mese, è riuscito ad adattarsi persino alla nuova vita Post Fattaccio Brutto.
A mangiare da solo.
A passeggiare da solo.
A parlare da solo.
A ridere da solo.
A fare tutto da solo.
Tutto, tranne che ad una cosa: dormire nel lettone da solo.
Bonocore pensava che gli sarebbe bastato circondarsi di cuscini, come si fa coi neonati per non farli cascare dai letti durante i riposini, e invece nulla.
Pure coi sonniferi c’ha provato, ma niente.
Anzi. Ha pure avuto le allucinazioni ed è stato un inferno: c’era lui, di notte, al centro del suo lettone, che era diventato grande quanto il mare.
Ecco perché l’idea estrema: scambiare il suo lettone con un lettino.
Anna, Marco e Gaetano stanno a bocca aperta davanti la bocca del Signor Bonocore che nel frattempo racconta i dettagli della sua decisione e proprio adesso, che tutta la vicenda diventa assurda ed inverosimile, cominciano ad assaporare la comodità del dormire in tre su un lettone grande piuttosto che in un lettino piccolo.
Bonocore la vede quella lucina accendersi dentro i sei occhi di fronte a lui e, come un incendio che si propaga in un pagliaio, anche i suoi occhi si accendono di colpo.
È fatta.
Finalmente tornerà a dormire: si addormenterà parlando a voce alta, come faceva prima del “Fattaccio Brutto” quando gli piaceva prendere sonno raccontando aneddoti e pettegolezzi sulla vita del quartiere alla donna della sua vita.
Continuerà a farlo perché è sicuro che in qualche modo lei riuscirà ad ascoltarlo.
Lo farà soltanto da un lettino più piccolo per sentirsi meno solo.Tutto qui.
Anna intanto si dedica al materassone, Gaetano tiene d’occhio i cuscini e Marco (poverino) sta facendo degli sforzi per caricare il resto del lettone a bordo del pullman che sta per fare rientro in città.
L’ autista della Navetta dice che non è consentito portare a bordo oggetti così voluminosi, ma i tre sono così felici che per loro farà un eccezione.
Si torna a casa con il lettone.
Anna e Marco non vedono l’ora di incontrarli tutti gli amici che per anni gli hanno urlato di andare all’Ikea ma intanto lo stanno scrivendo sul gruppo whatsapp della comitiva: “Raga, siamo andati all’ikea finalmente. Neanche siamo entrati che abbiamo trovato il lettone per noi. Guardate qui”.
La foto la lascio immaginare a tutti voi.

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