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Il vestito della domenica

In questo caso il Sarto è uno di quelli sgamati.
Uno di quelli che ti convince al volo quando sei indeciso e ti fa sentire subito bello, attraente e sex symbol non appena ti guardi allo specchio.
Vero è che un sarto ha il compito di pensare i tessuti, i colori, la tipologia delle cuciture e le linee di un abito. Ma il Sarto vero, quello bravo, come prima cosa deve scoprire i segreti di chi indosserà l’abito che sta cucendo.
E tutte queste cose, il Sarto in questione, le ha nel sangue.
Sarto c’è nato e il Sarto ha sempre fatto.
Prendete i personaggi più importanti.
Li avete presi?
Attenzione non ho detto i più ricchi, ho detto i più importanti.
Ecco, lui li ha vestiti.
Immaginate lo spettacolo teatrale con i costumi più complessi della storia.
L’ avete immaginato?
Una passeggiata per lui.
Nessuno l’ha mai visto nervoso o stressato di fronte ad una commessa e a chi, tante volte, ha provato a chiedergli “Signor Sarto, come fa ad essere sempre così calmo?” lui risponde “Faccio il mestiere più bello del mondo. Perché dovrei stressarmi?”.
Qualcuno di voi vuole dargli torto?
La prima volta però, si sa, arriva per tutti ed in questo caso, arriva precisamente ad una velocità di 8,7 kilometri al secondo.
Che sembrano tanti ed invece sono tantissimi considerato che l’unica cosa da fare, quando il Sarto ti sta lavorando addosso, è stare fermo.
C’è da dire che al nostro Sarto gliel’avevano presentata effettivamente come “missione impossibile”.
E lui aveva detto: “E perché?”
Perché progettare e realizzare un abito per un’asteroide grande poco più di 2 kilometri non è certo una cosa facile.
“Certo che si può fare” aveva risposto invece lui.
Ma nessuno lo aveva avvisato del fatto che l’Asteroide mica sarebbe rimasto fermo in attesa che lui facesse il suo lavoro.
“Possibile mai che non ho nulla da mettere per un giorno così importante?” aveva tuonato qualche giorno prima l’asteroide 1998Or2 in mezzo al silenzio dell’universo. “Chiamatemi il Sarto più bravo in circolazione”.
E il Sarto più bravo fu chiamato.
Che uno il Sarto se lo immagina sempre pronto con metro, matita e spilli in mano e invece il nostro Sarto è uno di quelli che il metro lo tira fuori proprio alla fine e solo quando è convinto.
“Perché sei così emozionato?” aveva provato a chiedergli come prima cosa ma neanche il tempo di finire la domanda che l’asteroide 1998Or2 era già migliaia di kilometri più in là.
“Così non si può lavorare!” aveva bisbigliato il Sarto.
Ma quella sua frase, anche se sussurrata appena, aveva fatto più rumore dell’urlo lanciato poco prima dall’Asteroide.
Mai nessuno aveva visto perdere la pazienza al Sarto. “Legatemi a lui!” aveva aggiunto subito dopo e così, il Sarto, cominciò il suo viaggio insieme a 1998Or2.
Una cosa sola parevano.
“Quindi, dicevamo: da dove viene tutta questa emozione?” chiese immediatamente il Sarto che non era abituato a perdere tempo e adesso si aspettava una risposta che in realtà non arrivò.
“Sei milioni di kilometri, le paiono sufficienti come motivazione?”
Il Sarto non capiva.
1998Or2 provò quindi a spiegarsi meglio:
“Sei milioni di kilometri possono sembrare tanti, tantissimi. In realtà non sono mai stati così pochi. Avrò l’opportunità di vederla da “vicino” come non l’ho mai vista, la Terra, e anche lei potrà vedermi. Per la prima volta. Non è uno di quei appuntamenti che ti capita ogni settimana. Se buco l’appuntamento di questo giro se ne parla tra 59 anni. In quel caso riusciremo a vederci un po’ meglio ma intanto voglio essere perfetto per questo primo l’appuntamento”
Il Sarto adesso faceva di sì con la testa e dentro quella testa aveva già tutto chiaro. Sapeva l’abito che avrebbe dovuto realizzare e come avrebbe dovuto realizzarlo: un abito importante, speciale, unico.
L’ occasione era solenne.
Come quando è domenica e gli amanti si possono finalmente guardare, dopo una settimana d’attesa, all’uscita della Chiesa.
“Esatto, anche se non sarà domenica, mi servirà un vestito della Domenica.” rispose 1998Or2 subito dopo aver letto il pensiero del Sarto.

Illustrazione di Irene Roggero.

Il vestito della domenica.
Racconto di ioGero - Gero Guagliardo.
Illustrazione di Irene Roggero

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