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La curiosità non è mai troppa

“Fatti i fatti tuoi che campi cent’anni” le avevano detto un po’ tutti qualche istante dopo il Big Bang.
Il carattere della ragazzina, Luce è il suo nome, lo si era intuito immediatamente.
La sua venuta al mondo coincideva con la creazione del Tutto e fu per questo che si fece notare.
Curiosa!
Ma così curiosa, che prima di lei nessuno mai era stato così curioso.
Anche perché prima di lei c’era il nulla e la curiosità non esisteva.
Poi scoppiò Big Bang e l’Universo cominciava a prendere forma.
Ovunque era un ribollìo di vita, c’era un Universo da mettere in piedi e nessuno riusciva a capire cosa stesse facendo Luce!
Vedeva uno spiraglio? S’insinuava!
Scopriva un buco? Ci si infilava!
Di fronte a lei scrutava il vuoto? Ci si tuffava come fanno i bimbi al mare quando si lanciano dalle spalle dei grandi e ci si propagava senza paura. Anzi. Proprio nel vuoto ha scoperto che la sua velocità è di 299792458 metri al secondo.
Un velocità così alta che certe intimidazioni tipo “Stai attenta che a forza di curiosare rischi di farti male” non riuscivano a raggiungerla.
Voci di corridoio dicono che queste minacce erano opera del Suono e dei suoi scagnozzi.
Perché il Suono, almeno all’inizio, un po’ invidioso era della Luce.
Succedeva qualcosa? C’era da fare una scoperta? Bisognava andare da qualche parte?
La Luce arrivava sempre e comunque prima di lui.
Per fortuna, col passare del tempo, l’invidia è sparita e ora sono diventati dei fidati e inseparabili compagni di viaggio. Ognuno con la sua velocità.
“Fatti i fatti tuoi che campi cent’anni” le dicevano all’inizio.
Di anni ne son trascorsi 13,7 miliardi circa da quel giorno.
I fatti suoi la Luce non se li è mai fatti e mai se li farà mai.
Verosimilmente sarà lei a chiudere la porta di questo Universo quando tutto avrà inizio sotto nuova forma.
A dimostrazione che la curiosità non è mai troppa.

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