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Piovono gamberetti, polpi e… Viva gli Sposi!

La realtà dei fatti vuole che il Lapino non si chiami realmente Lapino ma Ape Piaggio.
Siamo tutti d’accordo però che il Lapino è il Lapino proprio per il fatto che viene chiamato Lapino.
Il Lapino inoltre è il protagonista di questa storia, insieme a Giuseppe e Marta.
Giuseppe fa il pescivendolo.
Lo fa da tutte le generazioni prima di lui.
Cioè Giuseppe lo fa da una, la sua ma lo facevano anche suo padre, suo nonno, il suo bisnonno, il suo trisavolo e così indietro fino alla comparsa del primo pesce che fu messo in vendita.
Marta è una principessa ma non c’ha mai fatto caso.
Lavora come istruttrice in una scuola guida e trascorre gran parte delle giornate dentro un’utilitaria di proprietà della scuola, che poi è un po’ la sua carrozza, per insegnare ai più giovani l’Arte della guida. Perché guidare tutto sommato è facile ma guidare bene è un Arte.
Una tipologia d’Arte che non mai hai attirato l’attenzione Giuseppe, che la patente non l’ha mai voluta prendere perché suo padre non l’ha mai presa, e neanche suo nonno e nemmeno il nonno di suo padre visto che c’è stato un tempo che per guidare il Lapino non serviva e anche se oggi non è più così, lui resta convinto del fatto che per guidare il Lapino mica serve prendere la patente, mica serve studiare i segnali, mica serve fermarsi allo stop.
Il botto.
Marta un botto così forte non l’aveva mai sentito.
Nonostante la visibilità perfetta e la velocità di 24 kilometri orari, lei il Lapino non l’ha mai visto arrivare. Subito dopo l’impatto una pioggia di ghiaccio, di sarde, sgombri, gamberi tranci di pesce spada, seppie e totani è cominciata a cadere sul parabrezza dell’auto e sui finestrini. Sembrava la fine del mondo. Invece delle cavallette però gamberetti, spigole, orate e pesci da brodo. Una volta capito di essere ancora viva il suo pensiero è volato immediatamente alla sua allieva che, probabilmente per lo shock, era come incantata. Gli occhi sbarrati, le mani strette sul volante e la testa che faceva di sì ripetutamente. Marta non capiva a cosa dicesse sì, ma il fatto di vederla viva e senza ferite le fece prendere coraggio per capire cosa diavolo fosse successo. Davanti a lei era tutto in ordine, non avevano investito nessun pedone, non avevano abbattuto alberi e non erano entrati in nessun bar. Qualsiasi cosa fosse successa doveva essere quindi accaduta alle loro spalle.
Prese coraggio e si girò.
Un Lapino era praticamente entrato nel loro abitacolo dallo sportello posteriore destro e si era accartocciato dietro di loro. La scena agli occhi di Marta era apocalittica. Una matassa di lamiera e sangue. Sangue ovunque. Sangue e ghiaccio. Sangue, ghiaccio e organi. Organi? “Dio mio” pensò Marta.
“Qui ci stanno dei morti”. Questo pensiero le fece tornare di colpo la voce che uscì sotto forma di urlo: “Lara abbiamo ucciso qualcuno”.
Lara è la sua allieva al volante che nel frattempo non si è ancora sbloccata.
I sedili posteriori, o meglio quello che restava dei sedili posteriori, erano tappezzati di resti poco riconoscibili e squame.
“Squame? Questa, questa è una spigola… o forse è un’orata… un pesce insomma e questo è un polpo. Vivo. Lara questo polpo è vivo. Di chi sono questi pesci? C’è nessuno qui?” urlò Marta.
“La spigola ha la forma di spigola e l’orata ha la forma d’orata!”.
Chi parlava? Da dove giungeva quella voce? C’era qualcuno tra le lamiere?
Tra le lamiere no, ma sbalzato a venti metri di distanza, disteso sull’asfalto c’era Giuseppe. Era lui che parlava.
“Vero è che io non ho la patente Signorina ma i pesci non glieli hanno spiegati a scuola? E comunque tutto pesce fresco del Mediterraneo è. Niente Oceano.”
Marta aprì lo sportello e si fiondò dal ferito.
Quando lo vide, circondando da ghiaccio, alghe e interiora di pesce lo riconobbe subito. Era il suo principe azzurro, anche se aveva i capelli e le lentiggini rosse.
Giuseppe aveva dolori un po’ ovunque ma era rimasto clamorosamente vivo e non gli mancavano pezzi. La vista di Marta in realtà lo fece stranamente sentire più completo di quanto non si fosse mai sentito in vita sua e realizzò immediatamente che si trattava della principessa che aveva sempre cercato. Nessuno dei due capiva se quella particolare sensazione di benessere fosse dovuta all’impatto o al fatto di trovarsi uno accanto all’altro.
Una folla cominciò a radunarsi intorno all’incrocio dove si erano appena scontrati Marta e Giuseppe e tutti avevano del riso in mano. Cosa voleva dire? Da lontano sentivano il suono di una marcia nunziale avvicinarsi velocemente. Tutto fu più chiaro quando scoprirono che quella musica era merito dei pompieri e dell’ambulanza arrivati sul posto, che invece della sirena suonavano proprio quella marcia nunziale che sentivano.
Marta e Giuseppe si alzarono in piedi e camminarono verso il comandante dei vigili urbani che li aspettava accanto allo stop.
Lara, l’unica testimone di quanto successo divenne anche la testimone del loro amore. Era ancora un po’ incantata e faceva ancora di sì con la testa.
“Vuoi tu Giuseppe prendere Marta come tua sposa, amarla ed onorarla per tutti i giorni della tua vita e pagarle i danni dell’assicurazione?” chiese il comandante dei vigili urbani al pescivendolo ancora un po’ stordito.
“Sì, lo voglio” rispose Giuseppe.
“Vuoi tu Marta prendere Giuseppe come tuo sposo, amarlo ed onorarlo per tutti i giorni della tua vita e fargli il corso di scuola guida?”.
“Sì, lo voglio” rispose la donna emozionata.
“Bene, vi dichiaro Marito e Moglie. Tutto il pesce sparso in giro venga preso e cucinato per il banchetto! Forza, forza. Viva gli sposi. Facciamo un applauso”.

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