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C’era una volta in Esselunga

Ci sono cose che finiscono all’improvviso, tipo la luce che va via di colpo, e ci sono altre cose che invece finiscono molto lentamente, che tu lo vedi che stanno finendo, lo vedi per un sacco di tempo, e quando finiscono dai comunque la colpa a loro, perché tra tutti i momenti in cui potevano finire realmente hanno scelto quello meno adatto.
Tipo il detersivo per i piatti.
Il detersivo per i piatti impiega giorni per finire davvero, a volte anche settimane quando si è pochi in casa.
Quello poggiato sul lavello della cucina di Luca ha impiegato ben sei settimane per finire definitivamente.
Sei settimane corrispondono a quarantadue giorni e quindi quarantadue mattine in cui Luca, prima di uscire di casa, ha incrociato lo sguardo del detersivo in fase di esaurimento e gli ha detto: “oggi ti compro”.
Poi succede che le giornate corrono più veloci delle promesse e non l’ha mai fatto.
Ma non solo.
Se un medico legale decidesse di fare l’autopsia al contenitore cadavere del detersivo per i piatti di Luca, si accorgerebbe immediatamente che la sua vera fine si è verificata da almeno quattro giorni. Questo vuol dire che dal trentottesimo al quarantaduesimo giorno Luca non è riuscito a spremere neanche una particella di detersivo da quel contenitore ormai arido e ha cominciato ad accumulare stoviglie e piatti sporchi, per quattro giorni. Che anche se vivi da solo e ti impegni ad usare la stessa ciotola dalla colazione alla cena, un minimo di bicchieri, di pentole e di padelle comunque le sporchi. Insomma le cose si accumulano.
La mamma di Luca vive a settecento kilometri di distanza e le probabilità che ha di scoprire la discarica che si sta formando nella cucina di suo figlio sono davvero basse. Sono anche settimane di alta pressione e prive di venti. Non c’è quindi alcun rischio che la puzza dei piatti accatastati si metta in viaggio e raggiunga l’olfatto della madre.
Sabina invece lavora a sette metri di distanza da Luca e le probabilità che ha di scoprire la discarica di piatti della sua cucina sono ogni giorno più alte visto che sono quasi otto mesi che Luca sta cercando le parole giuste per invitarla a casa, senza trovarle.
“Vabbè visto che non parli tu, lo faccio io: questa sera vengo a casa tua” ha improvvisamente tuonato la voce di Sabina nell’ufficio dove lavora insieme a Luca.
“Come scusa? Oggi? In che senso? Hai parlato? Puoi ripetere? Sta piovendo?”. In realtà Luca ha sentito e capito benissimo le parole di Sabina ma il nostro sistema di difesa, in caso di shock estremi, manda in protezione il cervello facendolo reagire in modo bizzarro.
Mai e poi mai Luca avrebbe immaginato di trovarsi, nel 2020, in uno scontro a fuoco per accaparrarsi l’ultima bottiglia di detersivo per i piatti in vendita sul pianeta. Un duello di quelli che soltanto Sergio Leone saprebbe raccontare: non tra i saloon del far west questa volta, ma al centro della corsia sette dell’Esselunga di Viale Missaglia. Niente sabbia e niente cavalli, soltanto yogurt e salami. Nessun condor urla sopra le loro teste. Al suo posto c’è una vocina che avvisa i gentili clienti che sta per aprire la cassa due.
Tutto questo per accaparrarsi l’ultima maledetta bottiglia di detersivo per i piatti disponibile sulla faccia della terra.
Da una parte c’è Luca, disposto a morire pur di riuscire a lavare i piatti prima  dell’arrivo di Sabina, e dell’altro c’è Francesco. La sua cucina è così ordinata e sbrillucicosa che sembra pronta ed essere stampata sui cataloghi e la sua bottiglia di detersivo è praticamente piena. Soltanto che Francesco è uno di quelli che deve avere anche una bottiglia di scorta sempre pronta e sarebbe in grado di uccidere pur di prenderla. Uccidere Luca in questo caso. Luca non ha mai tenuto una pistola in mano e neanche Francesco. Tutti e due hanno le carte perfettamente in regola per schiattare da un momento all’altro.
Ma Luca ha appena scoperto il punto debole di Francesco: la polvere.
Lo ha capito da come guardava i panni elettrostatici prima che cominciasse il duello. Se vuole restare vivo Luca deve puntare tutto sulla polvere.
“Hai visto lo swiffer in offerta?” urla improvvisamente Luca facendo calare il silenzio dentro l’intero punto vendita e facendo fermare persino le affettatrici.
Francesco in quel preciso momento realizza che sta per morire, anche se la pistola di Luca non ha ancora sparato ma lo farà tra qualche istante, quando non riuscirà a resistere alla tentazione di correre verso lo swiffer in offerta, voltando le spalle a Luca che a quel punto lo fredderà.
L’ultima bottiglia di detersivo del mondo è di Luca. Eccolo che cammina orgoglioso verso la cassa in apertura. La pistola in una mano, la bottiglia di detersivo nell’altra e la Carta Fidaty in bocca.
“Luca? Luca? Mi senti? Stai bene? Hai capito? Questa sera mi sono autoinvitata a casa tua. Non si accettano scuse” gli sta praticamente urlando adesso Sabina preoccupata dal fatto che Luca sembrasse svenuto ma con gli occhi aperti.
“Ok! Ok!” riesce finalmente a dire Luca. “Sappi una cosa però…” aggiunge a fatica.
“Dimmi?” chiede la ragazza.
“Quando un uomo coi piatti accatastati da quattro giorni incontra un uomo allergico alla polvere , l’uomo allergico alla polvere è un uomo morto”.
“Porto da bere” gli ha risposto Sabina. Innamorata.

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