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Duccio, il cacciatore di asterischi.

Il pensiero di Duccio è volato immediatamente alla guarnizione.

Cosa le era potuto succedere? Come stava? Non facciamo che si era fatta male e si era danneggiata?

Possono sembrare preoccupazioni e paure eccessive se pensiamo che si sta parlando della guarnizione di una Moka, ma se si considera che Duccio è partito proprio da quella guarnizione a mettere in piedi la sua vita, allora si comprenderà  benissimo che non si tratta di un’ esagerazione. Tutto il resto infatti, qualsiasi altra cosa che faccia parte della vita di Duccio, è arrivato dopo quella guarnizione.

La sacra regola vuole che, quando la miscela del caffè comincia a risalire la camera metallica, la fiamma debba stare al minimo e, se la guarnizione gode di un buono stato di salute e tutto è fatto come deve essere fatto, il miracolo della Moka si manifesterà attraverso un gorgoglìo inconfondibile, un canto, un inno, non solo al caffè ma all’esistenza tutta.

L’altra mattina però, l’inghippo. La miscela sta già risalendo la camera interna del filtro e punta dritto ai fori d’uscita. Ricorda la lava di un vulcano che si arrampica su se stessa, dall’interno della montagna verso il mondo esterno. Eccolo il caffè, che sgorga e cola lungo la parte esterna del filtro questa volta, sino a depositarsi lì dove è giusto che tutto il caffè debba raccogliersi. Tutto pare essere andato secondo protocollo: c’è l’odore, c’è il serpentello di fumo che scappa verso l’alto e c’è il calore irradiato dalla Moka metallica ma, purtroppo, non c’è stato il gorgoglìo. La Moka è stata zitta durante tutta la fase di risalita del caffè che è venuto fuori avvolto dal silenzio. Un silenzio così forte da ricordare quello che si crea nel vuoto assoluto e che soltanto gli astronauti, abituati alle passeggiate spaziali, possono realmente comprendere. 

Il miracolo è riuscito a metà. Anzi no. Non è riuscito proprio. Perché i miracoli o riescono per bene oppure non riescono proprio.

“Sarà la guarnizione?” pensa Duccio mentre sente il sangue dentro di lui gelarsi e scorrere sempre più lentamente.

Prima che la vista gli si annebbi del tutto riesce a spegnere il fornello, impugnare la Moka, svuotarla del caffè appena uscito, spingerla sotto il getto dell’acqua fredda e svitarla. 

Duccio non crede ai suoi occhi. Alla paura si somma l’incredulità. La guarnizione è in condizioni perfette, come si augurava che fosse. 

Ma allora perché la Moka si è ammutolita? Che le prende?

Duccio raggiunge la sedia, ha bisogno di sedersi per ragionare ma nel momento in cui si appoggia sente qualcosa di appuntito che lo fa rimbalzare in piedi.

Una notifica dal centro comunicazioni. La afferra e la legge mentre riesce finalmente a sedersi.

“Modifica unilaterale del contratto della tua vita. Con la presente notifica desideriamo informarti che ti sono stati disattivati i piccoli piaceri quotidiani. Cordiali saluti. Lo staff della tua vita”

Duccio resta seduto ancora un altro po’ per capire quello che sta succedendo nella sua vita e ora che si guarda bene intorno si accorge che il raggio di sole che ogni mattina entra nella stanza e scalda il divano si è fermato subito fuori dalla finestra. Lo vede, è proprio lì, a meno di un metro dal vetro della finestra.

Disattivato pure quel piccolo piacere.

E l’acqua della doccia che ha? Troppo calda o troppo fredda. Non si riesce più a miscelare per bene.

Disattivato anche il piacere della doccia.

Ancora in ciabatte e accappatoio Duccio riesce a mettersi in contatto con Lo staff della sua vita.

“Ciao Duccio. Niente di anomalo. È tutto previsto dalla tipologia di contratto che hai firmato quando sei nato”

Duccio non capisce. Ma non sa se è colpa della doccia ghiacciata, del raggio di sole bloccato davanti alla finestra o della Moka muta.

“Come scusi? Può spiegarmi un po’ meglio?” chiede Duccio coi denti che gli sbattono dal freddo.

“Certo. Dunque Duccio, tu hai letto tutti gli asterischi che stavano scritti in piccolo sotto al contratto che ha firmato al momento della tua nascita?”

Duccio non vuole crederci. Quando nasci hai talmente tante cose da fare che non puoi pure metterti a leggere quelle cose scritte piccole piccole piccole.

“Gli asterischi?” chiede Duccio.

“Sì, quelli che sembrano un po’ delle stelle” risponde la voce dello staff. “Tu hai firmato il contratto base. E da oggi ti sono stati disattivati i piccoli piaceri della vita. Capisco che è spiacevole ma se non volevi trovarti in questa situazione poco simpatica avresti dovuto contrattare delle condizioni migliori entro sette giorni dal giorno in cui sei nato..” continuava a spiegare la voce dello staff, in maniera così automatica da sembrare quasi una registrazione. O forse lo era.

“Ma non scoraggiarti Duccio” continuava la voce, “puoi ripristinare i piccoli piaceri quotidiani a fronte di un pagamento, anche rateizzabile, dell’importo di…”

Duccio quell’importo non l’ha mai sentito perché ancor prima che le sue orecchie avessero il tempo di captare la cifra esatta, lui era già bello vestito e pettinato, per strada, a dare la caccia a tutti gli asterischi.

Se vi capita di passeggiare per Milano lo vedrete sicuramente correre da una strada all’altra, infischiandosene dei pericoli, dei semafori e delle regole. Non si ferma mai e quando vede un cartellone pubblicitario ci si arrampica sopra come King Kong quando scala l’Empire State Building.

Perché i cartelloni pubblicitari sono pieni zeppi di asterischi, scritti piccoli piccoli e Duccio ha deciso che non deve lasciarsene scappare più neanche uno.

Li raccoglie tutti e li nasconde dentro le tasche della sua giacca, insieme alla guarnizione della Moka che tiene sempre con lui.  Anche questa volta gli tocca ricominciare da zero e lo fa insieme di nuovo insieme alla sua guarnizione.

Tutte le notti poi si arrampica in cima alla torre Isozaki e sta lì. Aspetta che soffi il Maestrale.

Da Milano, infatti, non si vedono quasi mai le stelle, tranne quanto soffia il Maestrale che pulisce il cielo e allora si riesce a scorgerle.

Peccato che a Duccio è stato disattivato anche questo piccolo piacere quotidiano.

Ma lui ha la guarnizione della Moka in tasca ed una buona guarnizione si trasforma in un’ottima fionda quando serve.

Nelle notti limpide tira fuori dalle tasche gli asterischi che ha rubato dai cartelloni pubblicitari e li carica sulla guarnizione a fionda per spararli verso il cielo. 

Gli asterischi che riescono a superare l’atmosfera diventano improvvisamente luminosi e si appendono al cielo come se fossero delle stelle.

È così che Duccio sta ricostruendo il suo cielo. 

A colpi di asterischi.

In barba ad ogni contratto.

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