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Babbo Natale ci sente. Carlo un po’ meno.

“Carlo, io mi sento un po’ agitata. Ti scoccia se ripassiamo ancora una volta il piano?”

“Certo che ti amo, Francesca”

Ecco. Questo è quello che succede quando l’apparecchio appeso dietro l’orecchio di Carlo resta “stranamente” spento.

Francesca dice una cosa e Carlo ne capisce un’altra. A Francesca questa cosa le fa salire un po’ la pressione e l’unico modo che ha per calmarsi è quella di mirare all’orecchio di Carlo e dargli uno schiaffo, mai forte e cattivo per carità, uno schiaffetto di quelli che non fanno male. Carlo, puntualmente, si spaventa così tanto che neanche gli fosse caduta addosso una tegola dal quinto piano e nasconde la testa dentro al collo come fanno le tartarughe. Poi, passato il pericolo, regala un sorriso a Francesca e porta lentamente fuori la testa, sino a poggiarla nuovamente sopra il collo. Sistema gli occhiali, anche loro scossi dallo scappellotto della moglie, ed è eccolo tornare di nuovo operativo.

“Perdonami amore, devo farlo riparare sto apparecchio. Io al dottore gliel’ho detto che è difettoso”. Sono queste le parole che compongono la scusa preferita da Carlo nei confronti della Moglie.

Ma in realtà l’apparecchio funziona benissimo.

“Dottore, mi spieghi una cosa se possibile… ” aveva infatti chiesto Carlo al medico quando gli stavano installando la protesi acustica. “Io per spegnere e accendere l’apparecchio devo pigiare questo tastino se ho capito bene, giusto?”

“Ha capito benissimo” gli ha risposto il medico “Ma io le consiglio di tenerlo sempre acceso. Queste pile hanno una durata praticamente infinita e può succedere che lei lo dimentica spento. Poi torna qui e si lamenta perché crede che sia guasto…” aveva precisato inoltre il medico, con un sorriso che gli sbucava da sotto i baffi, perché quella era la classica domanda che tutti i pazienti gli rivolgevano prima di andare via.

Diventare mezzi sordi infatti è oggettivamente brutto ma può risultare occasionalmente comodo.

E Carlo l’aveva annusata questa opportunità.

Così, quando non gli conveniva o non gli andava di sentire, lui zacchete e spegneva l’apparecchio.

“Tirava giù il master del mixer” gli piaceva pensare dentro la sua testa, da vecchio tecnico dell’audio in pensione ormai da quindici anni e restava in compagnia della vista che, nonostante l’età, teneva ancora botta. Dentro le orecchie soltanto un leggero fruscio di sottofondo, un rumore non troppo fastidioso adesso che poteva pure controllarlo e che diventava rilassante in quelle situazioni dove era meglio non sentire.

Alle riunioni di condominio, per esempio, dove tutti urlavano ma nessuno diceva niente. Davanti alla tv, a volte, quando i telegiornali non sapevano di cosa parlare e andavano a ripescare notizie vecchie ed inutili. E quando la Francesca, ultimamente le capitava sempre più spesso, si incantava su certi argomenti e li ripeteva due, tre, quattro volte e Carlo, pur di non farla preoccupare di sta cosa che dimenticava tutto ormai, preferiva disattivare l’udito.

“Il piano Carlo, il piano! Dobbiamo ripassare bene il piano che quest’anno secondo qualcosa va storto, me lo sento!”

“Il piano è quello di ogni anno Fra’! Stai calma e tranquilla. Si va da Babbo Natale, ci si saluta, si parla due minuti di quello di cui dobbiamo parlare, poi lo ringraziamo e torniamo a casa. L’unica cosa a cui dobbiamo stare attenti, come tutti gli anni, è quella di non dare nell’occhio e di non farci seguire”.

Carlo e Francesca infatti hanno preferito incontrarlo di persona a Babbo Natale. Non perché siano due tipi all’antica o per mancanza di fiducia. Sarebbero pure stati in grado di scrivergli una lettera molto bella o di mandargli una mail, un messaggio WhatsApp, una nota vocale, considerato anche l’ottimo rapporto che hanno con la tecnologia.

Ma di presenza era meglio visto il discorso che volevano fargli. Spiegare a Babbo Natale che non si vuole niente, infatti, non è semplice, soprattutto se lo si prova a scrivere su una lettera. Sarebbero apparsi quantomeno arroganti.

“Non facciamo che Babbo Natale ci resta male se gli scriviamo che non vogliamo nulla?!”.

E così, visto che Carlo e Francesca hanno la fortuna di vivere a Milano e a Milano c’è tutto, compreso Babbo Natale, qualche anno fa sono andati a trovarlo di presenza e continuano a farlo tutti gli anni.

Giunti davanti la porta, al primo appuntamento, Francesca ha ordinato al marito di stare muto precisando che avrebbe parlato soltanto lei:

“Signor Babbo Natale, come prima cosa ci teniamo a dirle che, né io e né mio marito, abbiamo mai smesso di credere alla sua esistenza. Vogliamo poi ringraziarla per tutto quello che fa in giro per il mondo. Io e mio marito che è qui accanto a me e anche se sembra muto in realtà è sordo, abbiamo già tutto. Siamo fortunati. Non sapremmo davvero cosa chiederle attraverso una letterina. È per questo che siamo venuti qui. Per farle una proposta.
Lei ogni anno fa un lavoro straordinario, distribuendo felicità a quante più persone possibili, ma probabilmente non riesce ad accontentare i desideri di tutti. Se tra questi, c’è qualche desiderio speciale che le dispiace in particolar modo non riuscire ad esaudire… ecco… come dire, noi vorremmo aiutarla. Ovviamente se la cosa non la disturba”

“Oh oh oh” fu la risposta di Babbo Natale.

Carlo e Francesca non sapevano come interpretare quelle sillabe pronunciate in quel modo e con quel tono. Ma, fortunatamente, una delle renne ha il compito di decifrare e tradurre i vari “oh oh oh” di Babbo Natale:
“E voi due da dove siete sbucati fuori? Non lo so se siete degli extraterrestri e non mi interessa saperlo. Siete belli e quindi io accetto la vostra proposta a patto però che mi aiutiate a lottare contro tutti quelli che dicono che io non esisto” ha subito tradotto la renna interprete sfoderando un perfetto italiano.

Sono giornate intense queste per Carlo e Francesca, impegnati ad intervenire in tutte quelle discussioni familiari in cui gli adulti, forse per via dello stress, forse soltanto perché adutli, decidono di truffare i piccoli delle proprie famiglie inventandogli che Babbo Natale non esiste. Chissà perché poi lo fanno proprio a Natale. A volte coinvolgono persino amici e parenti pur di riuscire in questo malefico intento. Li fanno travestire, volutamente male, da Babbo Natale così da creare una falsa prova e poter dire ai più piccoli: “Hai visto, ormai sei grande, Babbo Natale in realtà non esiste. Babbo Natale è lo zio Mimmo!”.

Carlo e Francesca riescono ad entrare in questi discorsi di famiglia senza che la famiglia se ne accorga. Hanno bisogno di pochi secondi per ristabilire l’ordine e la verità. In tasca nascondono delle speciali boccettine da far annusare a tutti gli adulti che diffondono la falsa notizia.

C’è un modo semplice e naturale per essere felici. Credere a Babbo Natale. A volte funziona, altre volte invece no e abbiamo la sensazione che si sia dimenticato di noi quando in realtà sta “lavorando” a richieste più urgenti delle nostre. Da qualche anno a questa parte però ci sono anche Carlo e Francesca a dargli una mano. Parlare con loro è come parlare direttamente con Babbo Natale. Se vi capita di incrociarli quindi confidate pure a loro il vostro desiderio per questo Natale, oppure se state ancora scrivendo la lettera fate una copia. L’originale inviatela in Lapponia. L’altra speditela a Carlo e Francesca. Viale dei piccoli desideri 100, 20123 Milano.

Ci sarebbe anche il fax… Ma il fax ormai basta ragà. 

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