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Marta, Lorenzo e la geometria.

Avete presente quella storia che due rette parallele etc etc etc? Credo sia vera. Anzi lo è sicuro.
Ho come l’impressione, però, che lo stesso principio non valga per le storie parallele.
Prendiamo infatti due vite a caso.
Quella di Marta e quella di Lorenzo.
Tutti e due under 30, ancora per un mese.
Tutti e due bravi ragazzi.
Tutti e due educati.
Tutti e due laureati.
Tutti e due neodisoccupati.
Chiude, infatti, la Dataknow S.p.a, azienda storica nel campo delle indagini, inchieste e questionari telefonici, leader nel mondo del customer relationship management… in due parole Call Center. Anzi una se lo scrivo tuttoattaccato: callcenter.
Otto piani. 45 operatori per piano, tre dei quali operativi 24h con turni da 6 ore ciascuno. Praticamente 1200 terminali. Tutto spento e tutti in cerca di nuova occupazione. L’unica consolazione? Un mega festone di licenziamento che hanno organizzato sotto il palazzo l’altra notte. “Tutti in maschera, tutta la notte”.
Non era proprio questa la vita che Marta e Lorenzo sognavano da bambini.
Da bambino non ci pensi alla vita.
Da bambino ti ci butti nella vita e ti lasci travolgere. Come quando ci si butta in un fiume in piena o dentro una jacuzzi impazzita.
Qui scegliete voi dove buttarvi, che è una questione di gusti e io devo andare avanti con la storia di Marta e Lorenzo che, intanto, 24 anni prima si son buttati dentro la stessa festa di carnevale. Lui vestito da Splinter, lei da Ispettore Gadget, alla festa di carnevale dell’asilo “Cocco di Mamma” dove è appena scattato il momento nascondino ed è un fuggi fuggi clamoroso.
Marta e Lorenzo stanno già correndo velocissimi, uno accanto all’altro. Sembrano i binari di un treno.
“Perché sei un topo?” chiede Marta da dentro il suo impermeabile, sei misure più grande.
“Non sono un topo” risponde Lorenzo tenendo ferma la testa del suo costume. “Sono un ratto di fogna. È diverso. I ratti di fogna sanno dove nascondersi. Io so dove nascondermi, seguimi”.
E lo sapeva davvero così bene, che nel frattempo il gioco del nascondino era finito, era finita la merenda, era finita la recita ed era finita pure la pazienza delle maestre che li stavano cercando da quasi tre ore e, preoccupate, avevano deciso di chiamare degli altri bimbi, un po’ più grandi e vestiti da carabinieri, per cercarli.
In quelle tre ore Marta e Lorenzo si erano già raccontati tutta lo loro vita. Sei volte. Avevano già fatto il gioco del silenzio, delle smorfie, delle parole mimate e delle tabelline. Poi Lorenzo, da vero ratto, è impazzito e l’ha baciata. Sulla guancia destra.
E Marta c’è rimasta.
“I ratti di fogna non posso baciare lIspettore Gadget. Mi spiace. Mi presento ai carabinieri”.
“Signorina Marta Colangeli lei ha precedenti?”
Le stavano chiedendo i carabinieri a distanza di 24 anni.
“Perché, io glielo dico subito, se lei ha precedenti rischia: manifestazione non autorizzata con volto coperto da maschera”.
“No, non ho mai avuto problemi con la giustizia” si giustifica Marta sfilandosi quell’impermeabile, adesso della misura giusta, e la maschera da ispettore Gadget”.
“Cioè in realtà 24 anni fa, all’asilo, mi sono nascosta per scherzo, e sono arrivati i carabinieri a cercarmi. Che poi mi hanno trovato soltanto perché sono uscita io dal nascondiglio altrimenti i suoi colleghi erano ancora lì a cercarmi”.
“Faccia poco la spiritosa. Passiamo al topo. Nome? Cognome?”
“Lorenzo Ferrari. Ci terrei solo a precisare che non sono un topo ma un ratto di fogna. È diverso”
Lavorare sei anni per la stessa azienda, allo stesso piano e non accorgersi l’uno dell’altra è quella cosa che ti fa pensare che le storie parallele non si incontrano mai, come fanno le rette parallele che si trovano sullo stesso piano. Poi arrivano i carabinieri e stravolgono tutte le leggi della geometria o comunque quella vita.
Ma ai carabinieri non interessa questa cosa, sono troppo presi dal raccogliere le generalità di tutti e troppo incavolati al pensiero che questa notte non è fatta per dormire. Lo sanno anche Lorenzo e Marta che, a questo punto vista l’ora, decidono di fare un giro per la città. Hanno 24 anni di cose arretrate da raccontarsi e ricominciano da capo ogni volta che stanno per finire il proprio riassunto. Hanno paura che questa notte finisca troppo presto e sperano che l’alba, questa mattina, resti a dormire ancora un po’.
“Ci facciamo un selfie per ricordo?” chiede all’improvviso Lorenzo a Marta, così all’improvviso da ricordare il bacio di 24 anni prima.
“Dai!” risponde subito Marta.
“Mettiti da questa parte però che quello destro è il mio profilo migliore”
“Davvero? Perché?” domanda Lorenzo.
“È quello dove mi hai baciato tu 24 anni fa”.

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