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Cash Machine!

“L’ ultimo che arriva apre e chiude la porta.”
Queste le poche parole che Vittorio Brambilla, appena uscito dal bagno con la camicia ancora fuori dai pantaloni, aveva rivolto a Tommaso senza neanche guardarlo. Tutta la sua attenzione, infatti, era rivolta a capire come ricacciarla dentro i pantaloni quella camicia sempre più stretta.
Che poi non era la camicia che si era rimpicciolita ma era la sua pancia, dura e sferica come un’anguria sgummata, che diventava sempre più grande. Per fortuna, o per sfortuna se ti ci trovavi davanti, che arrivavano quei rutti carichi di fiato caldo e puzzolente a far sfiatare un po’ di aria, altrimenti il Signor Vittorio sarebbe già esploso da un pezzo e brandelli del suo corpo sarebbero atterrati su tutta Milano Sud. Da via San Gottardo sino a Corso Lodi.
A Tommaso invece non fregava nulla della camicia del Signor Vittorio e aveva tradotto in tempo reale quella frase: “Caro il mio ragazzetto di 22 anni in cerca di lavoro. Io ti assumo come cassiere della mia piccola catena di supermercati ma sappi che, essendo l’ultimo assunto, dovrai essere il primo ad arrivare ogni mattina e l’ultimo ad andar via tutte le sere.”
E intanto la camicia non voleva saperne di stare dentro i pantaloni del signor Brambilla:
“Sono 750 euro al mese. Domeniche incluse. Non cominciamo a parlare di malattie che qui si sta sempre al calduccio e non ci si ammala, chiaro? Puoi cominciare domani. Anzi direi oggi. C’è ancora mezza giornata. La usiamo come prova e quindi me la regali. La cassa 4 ti aspetta”
Tommaso aveva semplicemente bisogno di quel lavoro e anche se i conti non tornavano aveva comunque accettato. Senza pensarci. Il problema è che togliendo da quel mensile il costo dell’affitto della stanza a Milano (450 euro) e la spesa media delle bollette (180 euro) gli sarebbero rimasti 120 euro al mese per vivere, mangiare, benzina per lo scooter e spese varie. “Giorgio, abbiamo un problema!!” avrebbe esclamato nel momento in cui se ne sarebbe reso conto. Giorgio Moroder rappresentava per Tommaso quello che la base di Houston rappresentava per chi si trovava in missione a bordo dell’Apollo 13. E quindi? Quindi lavoretto serale al pub dietro casa.
In questo modo avrebbe avuto quattro ore pulite ogni notte da dedicare alla musica disco. Tra le 3 e le 7 del mattino poteva comporre, sperimentare, registrare e caricare sul web.
Tommaso esportava un brano nuovo ogni notte. Qualcuno era davvero potente, qualche altro un po’ meno ma prima o poi il pezzone sarebbe nato e tutto il mondo avrebbe ballato sulle note di una sua creazione. Persino quel ciccione di Vittorio Brambilla, sentendo il pezzo di Tommaso in diffusione nel suo market, sarebbe sbucato fuori dal suo ufficetto di merda e avrebbe cominciato a ballare tra le corsie. Completamente viscido e sudato sarebbe arrivato alla cassa 4 e in ginocchio gli avrebbe chiesto un autografo.
Veniamo a noi.
Alla radio in questi giorni passano un pezzo che spacca. Se vi capita di inciamparci sopra mentre fate zapping ve ne accorgete dal fatto che vi ritroverete a ballare.
C’è un suono ben preciso all’inizio e alla fine di sto pezzo, quello di un lettore di cassa. Il brano si chiama Cash Machine e lui si chiama Tommaso. 

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