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Ci sarà l’applauso più lungo di sempre.

Se vi dovesse capitare di sorvolare l’Italia in una di quelle giornate dove l’aria è così pulita, ma così pulita, da pensare che non ce ne sia più , provate a sbirciare bene tra le valli che si trovano all’incrocio tra l’Umbria, la Toscana e le Marche. Scoverete un gruppetto di case disposte come a formare una lampada, di quelle tonde e panciute. Quel paesello si chiama Lampa ed è abitato da 200 anime.
A Lampa si vive grazie ad una cava di marmo.
L’ unica cava, tra l’altro, in una zona che non sembra fatta per ospitare cave. Nessuno ha mai saputo dare una spiegazione alla natura di quel marmo che ovviamente è diventano pregiato e ricercato. Quel marmo viene lavorato attraverso l’ultimo esemplare di levigatore in legno rimasto in commercio e in funzione. Una macchina progettata da Leonardo a quanto pare, ma non fatevi sentire dal Signor Dino che poi si incazza e comincia a picchiare forte. Dino dice che quel levigatore è opera sua e che se c’è uno che qui ha copiato, quello è stato proprio sto Leonardo di cui si parla, che lui non sa chi sia e che non lo vuole sapere. Di Leonardo in paese non ne sono mai nati. Chi nasce a Lampa può chiamarsi solo Dino/Dina oppure Dario/Daria. In onore alla forma del paese stesso.
La particolarità del levigatore che rende speciale il Marmo di Lampa sta nel suono che genera mentre è all’opera: un applauso. Un applauso intenso, forte, vivo. Un applauso di quelli che fanno alla fine delle anteprime cinematografiche al festival di Venezia e che durano più di 20 minuti. Più è corposo e fragoroso il suono di questo applauso, migliore sarà la levigatura del marmo in lavorazione. Dino, a suo nipote Dario glielo ha spiegato così il mestiere: prendi il marmo grezzo, lo metti nella macchina di nonno Dino, la fai partire.. e ti prendi un bell’applauso. Devi fare finta di essere a Venezia a presentare il tuo film.
Dario l’ha preso in parola a suo nonno.
Voci di corridoio dicono che ha appena finito di girare un film che andrà a Venezia nel 2020 e potrebbe far scrosciare l’applauso più lungo mai ricevuto.

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