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Vieni qua che ti scanno!

Facile vederci un pendolare milanese che aspetta il suo treno in ritardo di 3 minuti e 12 secondi.
Se permettete io ci vedo una madre (probabilmente siciliana, di certo proveniente da sotto il fiume Po) che è stata messa a dura prova dai capricci del proprio pargolo.
Qui già siamo al punto di non ritorno. Quando la mano sinistra è poggiata sul fianco in questo modo, ogni limite è stato raggiunto e superato.
D’ora in poi non sentirete più la voce della signora pregare il figlio e dire: “Amore, per favore, ti prego, smettila di fare i capricci”. La madre adesso non parla più.
La fine della pazienza è stata sancita dalla frase: “Vieni qua che ti scanno!!”.
Quando la madre dice “Vieni qua che ti scanno” vuol dire “Minchia s’incazzò” e non si può più tornare indietro.
Le scuse saranno utili come un bracciolo bucato in mezzo all’oceano in tempesta.
Pentirsi sarà un po’ come spalmarsi la protezione solare mentre sei all’inferno.
Provare a giustificarsi sarà solo un’ulteriore spreco di fiato.
Da questo momento in poi al povero pargolo restano gli ultimi 3 minuti e 12 secondi di vita.
Noi possiamo soltanto essere umili spettatori di questo drammatico evento e decidere da che parte stare.
Voi fate quello che volete, io tutta la vita con la madre.
Se poi vi arriva qualche morso o qualche colpo di cuppino (mestolo… il cuppino è il mestolo!!) io non voglio saperne nulla!!
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